Testo estratto da "Sanità e territorio", inserto pubblicato a cura dell'Asl di Cremona nel quotidiano "La Provincia" del 28 maggio 2008.
Introduzione: cos'è l'Ambrosia?
Con l'incremento degli scambi commerciali e del turismo è sempre più frequente l'introduzione nel nostro paese di specie esotiche, sia animali che vegetali, che possono diventare invasive. Recentemente abbiamo dovuto fronteggiare problemi connessi con il lepidottero L'Hyfantria cunea, il dittero Aedes albopictus (zanzara tigre), specie animali che presentano interesse dal punto di vista sanitario; è possibile però imbattersi in alcuni organismi vegetali che oltre a creare danni all'economia agricola, come infestanti, comportano implicazioni per la salute umana in quanto piante allergizzanti è esemplificativo il caso dell'Ambrosia artemisiifolia.
L'Ambrosia artemisiifolia importata dall'America settentrionale, si sta diffondendo molto rapidamente come erba selvatica. Pianta appartenente alla famiglia delle composite come il tarassaco, l'artemisia, la margherita, l'Ambrosia, possiede fiori molto piccoli e numerosi. È un'erba annuale, alta da 20 a 90 cm, con radice a fittone e fusto eretto e ramificato, disordinatamente peloso nella parte superiore. Le foglie sono triangolari o ovate, dentellate, con infiorescenze spighiformi terminali. La fioritura ha luogo da luglio a ottobre.
L'infiorescenza maschile può produrre oltre un miliardo di granuli di polline sferoidali, le cui piccole dimensioni ne favoriscono la penetrazione sin negli alveoli polmonari in grado così di provocare forti allergie. Si può trovare sui bordi stradali, nei campi incolti, sugli argini dei fiumi e nelle aree abbandonate, nei cantieri edili; attecchisce con successo nelle aree dove è stata rimossa la vegetazione originaria, si rinviene facilmente nei terreni di riporto per strade.
Talvolta anche nei campi coltivati a soja, girasole,mais e barbabietole in quanto i semi di queste coltivazioni sono infestate dai semi dell'ambrosia. Una singola pianta produce circa 3.000 semi (con un massimo di 60.000), facilmente trasportati dal vento e che nel suolo conservano la facoltà di germogliare per almeno 40 anni. La diffusione dei semi avviene principalmente attraverso la movimentazione dei terreni da riporto, le strade di grande comunicazione (mediante i pneumatici dei veicoli e l'acqua piovana) il ruscellamento nelle zone collinari e i corsi d'acqua (fiume Po e acquiferi collegati). L'Ambrosia ha un forte potenziale di diffusione. Pur essendo stata di recente importata dall'America, si sta già diffondendo con rapidità (Verona, Pavia, Milano, Trieste, Torino).
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Come intervenire?
Una volta accertata la presenza della pianta ambrosia è fondamentale intervenire per eliminare le piante ed impedirne l'ulteriore diffusione. Sradicare le piante prima della fioritura. Allontanare le piante dai giardini utilizzando dei guanti (le persone allergiche devono astenersi da queste manipolazioni!). In caso di rimozione di piante in fiore indossare occhiali di protezione emascherina antipolvere. Bruciare le piante o consegnarle ai servizi di incenerimento dei rifiuti; non gettare nel compost e non consegnare ai servizi di raccolta dei rifiuti verdi.
Può essere utile anche lo sfalcio, è indispensabile però che sia ripetuto nel corso della stagione da giugno a fine agosto. Da tener conto che lo sfalcio non è risolutivo perché le piante già tagliate continuano a vegetare, si ramificano e fioriscono ugualmente, anche se mantengono una taglia ridotta. In questo modo la fioritura non viene eliminata ma solo ritardata e protratta fino a tardo autunno. Utilizzando questa tecnica, in ambito urbano si consiglia di intervenire a calendario prevedendo due sfalci: il primo alla fine di luglio indicativamente nell'ultima settimana il secondo verso la fine di agosto.
Lungo i bordi stradali, nei cantieri, negli incolti, sul selciato risultano più efficaci gli interventi con erbicidi autorizzati (diserbo) per aree extra-agricole (classificati come irritanti Xi o non classificati). Il ricorso a queste sostanze va fatto usando estrema attenzione, privilegiando tecniche a minor impatto per l'uomo e l'ambiente, effettuando trattamenti localizzati, operando a bassa pressione di esercizio o con attrezzature lambenti che permettono di evitare il fenomeno della deriva. Gli erbicidi disponibili sul mercato e consentiti per la lotta all'Ambrosia in ambiente extra-agricolo (zone urbane) sono pochi, di seguito si elencano alcuni principi attivi: Glifosate, Glufosinate ammonio, Flazasulfuron, Diclobenil, Oxifluorfen. Va ricordato che i prodotti fitosanitari possono contaminare il terreno e per ruscellamento o percolazione possono raggiungere le acque superficiali o di falda. Va quindi sempre verificata la possibilità di impiego di metodi alternativi a quello chimico.
Anche la pacciamatura presenta buoni risultati (anche il 100% di efficacia). È un metodo a basso impatto ambientale e può consentire il riutilizzo di sottoprodotti organici, come foglie, paglia, cippato di legno corteccia tritata, utilizzati per la copertura del terreno. Altri materiali con cui è possibile praticare questa tecnica sono i teli in plastica appositamente dedicati. Oltre agli interventi da praticare in aree urbane è importante intervenire anche in ambito agricolo. Lo sfalcio è indicato anche in ambito agricolo, deve essere eseguito quando buona parte delle piante di Ambrosia artemisiifolia si trovano nello stadio che precede la fioritura, cioè prima della maturazione delle infiorescenze maschili. Bisogna intervenire su piante mediamente alte 30 cm, con un'altezza di taglio più bassa possibile. La scelta del periodo di intervento ed il numero di interventi deve essere quindi fatta sulla base di un'attenta osservazione delle condizioni in campo, intervenendo prima della fioritura. Seguendo questo criterio, può essere sufficiente un singolo intervento da effettuarsi nella prima metà di agosto. Eventualmente all'inizio di settembre sarebbe ancora possibile sfalciare ulteriormente se la stagione climatica dovesse favorire un eccessivo ricaccio con fioritura successiva. Un intervento tardivo sarebbe dannoso favorendo addirittura la dispersione di polline.
La trinciatura è un'altra tecnica che può dare discreti risultati in funzione dell'altezza dell'infestante e al momento d'intervento e del tipo di attrezzatura impiegata. Buoni risultati si ottengono con frequenze elevate d'intervento. Sempre in ambito agricolo, altra tecnica facilmente applicabile è il diserbo estivo, praticabile su diverse tipologie di terreno. Si consiglia di fare attenzione all'epoca dell'intervento (indicativamente quanto la pianta di Ambrosia presenta un'altezza di 20 cm) e all'attrezzatura utilizzata. È importante l'uso di diserbanti a basso impatto ambientale e scarso effetto residuale, come ad esempio il principio attivo Glifosate.
L'aratura e l'erpicatura con erpice a dischi sono metodiche che implicano una maggiore accuratezza e modalità nella scelta dell'epoca di intervento. Se praticate su suoli in tempra e con piante di Ambrosia artemisiifolia non più alte di 20 cm, evitando di lasciare in superficie porzioni di piante ancora in grado di vegetare, danno buoni risultati.
Nelle pratiche agricole, per dare ampia realizzazione al contenimento della diffusione dell'Ambrosia, sui terreni ritirati dalla produzione in base ai programmi PAC sono ammessi idonei interventi finalizzati a limitare la diffusione di infestanti, fatta eccezione per le aree della Rete Natura 2000. In particolare sono ammesse operazioni di sfalcio e trinciatura da eseguirsi in deroga alle epoche prestabilite, al fine di evitare la fioritura di piante infestanti e quindi la successiva disseminazione; è comunque escluso qualsiasi intervento che comporti la rottura del cotico erboso.
Nei soli casi di infestazione di elevata intensità e con specie vegetali particolarmente competitive nei confronti della coltura programmata per l'anno successivo, è ammesso il diserbo non residuale a basso dosaggio, nei limiti di un solo intervento dal 15 marzo al 15 luglio.
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L'ambrosia è un problema. Perché?
La diffusione dell'ambrosia, costituisce un grande pericolo per la salute della popolazione. Nelle persone provoca forti allergie, in particolare a causa del polline, ma anche per contatto diretto con l'infiorescenza. Il polline di ambrosia è un allergene più potente di quello delle graminacee e la fioritura tardiva prolunga di almeno due mesi i problemi per le persone sensibili ai pollini. Tra le varie malattie allergiche di origine pollinica, quella relativa all'ambrosia è risultata negli ultimi dieci anni, per la popolazione lombarda, quella prevalente sia per l'elevata percentuale di soggetti sensibili (nelle zone infestate la prevalenza stimata è circa del 10% della popolazione generale) che per l'ingravescenza della patologia (la maggior parte dei soggetti sensibili manifesta sintomatologie bronchiali, fino all'asma conclamata). La diffusione dell'ambrosia è un rischio serio per la salute delle persone.
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Ruolo delle ASL nella prevenzione delle allergopatie da Ambrosia.
Data la rilevanza socio-sanitaria, nell'ambito della prevenzione delle allergopatie da Ambrosia in Lombardia, l'azione preventiva e informativa dell'ASL è in linea con le direttive Regionali. Il Dipartimento di Prevenzione Medico:
- fornisce alle Amministrazioni Comunali consulenza per informare e sensibilizzare la cittadinanza sugli interventi da adottare per limitare- contenere la diffusione della pianta Ambrosia nelle zona non ancora infestate e per bonificare quelle infestate in cui l'allergopatia da ambrosia assume aspetti di sanità pubblica;
- tiene costantemente aggiornati i Sindaci sulle nuove indicazioni regionali in materia;
- provvede in collaborazione con il Laboratorio di Sanità Pubblica alla rilevazione dei pollini aerodispersi.
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La rilevazione dei pollini aerodispersi.
Dal 1999, l'ASL della provincia di Cremona ha in dotazione un campionatore volumetrico Lanzoni, posizionato su una terrazza ad opportuna altezza dal suolo e in zona aperta in cui la circolazione atmosferica non risente della presenza di ostacoli vicini, provvede al campionamento dei pollini e delle spore aerodiffuse.
È basato sulla cattura per impatto delle particelle atmosferiche su una superficie, l'apparecchio aspira un volume noto d'aria, che investendo un nastro adesivo allocato su un tamburo cattura le particelle aerodisperse. Il materiale, raccolto con cadenza settimanale, viene esaminato in laboratorio al microscopio ottico per il riconoscimento, la determinazione e il conteggio dei pollini e delle spore.
Molto importante è il rilevamento di alcuni dati meteo di base (temperatura max., temperatura min., umidità relativa, pioggia) che sono fondamentali per individuare i parametri locali relativi ad una possibile previsione pollinica. Le variazioni climatiche, infatti, possono determinare variazioni improvvise dei pollini aerodispersi, la pioggia ad esempio diminuisce la concentrazioni di pollini nell'aria, il vento aumenta la concentrazione pollinica. I dati giornalieri, espressi in granuli per metro cubo d'aria aspirata vengono riportati in una tabella e settimanalmente viene emesso a cura del Laboratorio di sanità pubblica il bollettino dei pollini aerodispersi disponibile sul sito della ASL di Cremona all'indirizzo: www.aslcremona.it – Carta dei servizi – Prevenzione Medica – Rilevamento dei Pollini Aerodispersi.
Lo scopo primario del monitoraggio pollinico è quello di portare a conoscenza del cittadino affetto da problemi allergici i dati rilevati, nel tempo, delle concentrazioni dei pollini e dei miceti presenti nel proprio territorio. La conoscenza delle concentrazioni polliniche, permette di riconoscere il proprio rischio personale e agire di conseguenza. Nei grafici (figura1 e figura 2) si riportano le concentrazioni polliniche di ambrosia relative all'anno 2006 e all'anno 2007. I valori non si riferiscono alle soglie di scatenamento dei sintomi ma corrispondono alle quantità di polline aerodisperso. Si evidenzia che solo in tre giorni del 2006 (30 e 31 agosto e 3 settembre) e uno del 2007(11 novembre), si sono avute delle concentrazioni superiori a 20 pollini di Ambrosia per m3 d'aria aspirata valore che dovrebbe rappresentare la soglia scatenante della sintomatologia allergica. Questi picchi non sono indicativi in quanto come detto in precedenza le rilevazioni possono risentire delle condizioni climatiche. I valori come è possibile leggere dai grafici, da luglio a settembre, sono tutti al di sotto dei 15 pollini per mc di aria aspirata e pertanto non allarmanti.
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Suggerimenti per contrastare la diffusione di Ambrosia artemisiifolia
Privati cittadini, addetti al verde pubblico e alla viabilità, alla manutenzione delle strade, autostrade e rete ferroviaria ecc.:
- prestare attenzione alla presenza della pianta sul vostro territorio;
- segnalare al vostro Comune la presenza di Ambrosia.
Medici di Medicina Generale, Specialisti in Allergologia e Pneumologia, Pediatri:
- prestare particolare attenzione a soggetti con sintomi clinici estivi e tardo estivi correlati alla fioritura della pianta, indirizzando tempestivamente i pazienti verso corrette diagnosi ed adeguate terapie.
Amministrazioni comunali:
- raccogliere le segnalazioni dei cittadini;
- curare la mappatura delle aree pubbliche infestate e conseguentemente disporre interventi di pulizia e sfalcio;
- controllo e ottemperanza dell'Ordinanza regionale n. 25522 del 29 marzo 1999;
- indirizzare verso strategie di contenimento;
- segnalare alle ASL le zone in cui sono state ritrovate le piante di Ambrosia.
Si sottolinea l'importanza dell'adozione dei metodi di contenimento da parte di tutti (cittadini, pubbliche amministrazioni, enti) ciascuno per le rispettive competenze, considerato che la mancata o parziale osservanza vanifica purtroppo l'impegno profuso da altri.
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A chi rivolgersi
Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Cremona, centralino: 0372-4971.
- Distretto di Cremona, Via Belgiardino, 2, tel. 0372/497565.
- Sistretto di Crema, Via Gramsci, 13, 0373/899322.
- Distretto di Casalmaggiore, Via Formis, 3, 0375/284020
- Dipartimento A.S.S.I, Via San Sebastiano, 14 – Cremona, tel. 0372/497781.
- Dipartimento Cure Primarie, Viale Trento e Trieste, 15 – Cremona, tel. 0372/497372.
- Dipartimento di Prevenzione Medico, Via Belgiardino, 2 – Cremona, tel. 0372/497454.
- Dipartimento di Prevenzione Veterinario, Via Belgiardino, 2 – Cremona, tel. 0372/497630.
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