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Parco dei Fontanili. I mulini

Percorrendo le strade campestri del Cremasco alla ricerca di antichi mulini, ci si rende conto di quanto siano rari da trovare. I mulini stanno scomparendo, ma queste rarità si possono riscoprire nel territorio del comune di Capralba. In prossimità del centro abitato e nella frazione di Farinate, infatti, sono conservati due mulini, in passato luogo di incontri e di feste e che ancora oggi vengono rievocati nei canti popolari con un'ondata di poesia per la magia del luogo e delle macchine.

Il mulino cremasco

Il mulino di FarinateLa distribuzione territoriale dei mulini cremaschi si presentava fitta (ogni mulino in media serviva 380 persone) e piuttosto omogenea. La maggioranza dei mulini era posta su rogge derivate da fontanili che, non essendo acque regali, potevano essere utilizzati senza il pagamento dell'annata. In molti casi, inoltre, sorgevano in luoghi isolati,e pertanto si spiega come l'ambiente del mulino incutesse un certo timore così come tramandano: molti racconti e narrazioni popolari. Ad esorcizzare presunte storie di spiriti e di anime di vecchi mugnai non mancavano mai nel mulino il crocifisso e l'immagine di santa Caterina "da la roda", grande protettrice dei mugnai. Il mulino era solitamente strutturato su due piani. Al piano terra c'era la macina, al piano superiore, per convenienza e praticità dell'organizzazione del lavoro, si setacciavano e si insaccavano le farine. Il suo interno appariva, al visitatore estraneo, piuttosto disordinato e con macchine di ogni genere in movimento e rumori ritmici.

Come funziona il mulino?

Il mulino di FarinateQuando il grano giungeva al mulino, era pronto per essere macinato. L'azione della molitura era piuttosto complessa e tutto il movimento veniva dalla ruota idraulica: le più antiche in legno, a palette, successivamente sostituite da quelle in ferro. Gli ingranaggi trasmettevano il movimento rotatorio anzitutto alle macine, la mola e la molazza, che erano di dimensioni variabili e potevano raggiungere fino a 2 metri di diametro. La mola, che era una pietra rotonda fissa, posta orizzontalmente, era tenuta ferma su tre lati; la molazza, anch'essa rotonda, era messa in senso verticale e ruotava aderendo alla mola fissa. Il grano era frantumato e macinato dalla pressione delle due mole: esso usciva attraverso scanalature della mola e veniva convogliato in sacchi.

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